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PASSATO, PRESENTE E FUTURO LUNGO LA SETTEPONTI


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ITINERARIO 2

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1. Chiesa di San Pietro in Pezzano

Nel 1583 fu affidata alla Compagnia dell’Annunciazione e nel XVIII secolo divenne temporaneamente un sepolcreto. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento fu oggetto di interventi di restauro, tra cui un rifacimento in stile curato dall’architetto Giuseppe Castellucci, figura di spicco del panorama culturale aretino tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, noto per il suo impegno nel restauro di edifici storici e per la valorizzazione del patrimonio artistico toscano.


L’edificio custodisce al suo interno un affresco trecentesco dell’Annunciazione, attribuito ad Andrea di Nerio, pittore attivo ad Arezzo nel XIV secolo. Considerato uno dei principali seguaci di Taddeo Gaddi, fu tra i protagonisti della diffusione del linguaggio giottesco nell’area aretina. Le sue opere si distinguono per la compostezza delle figure, la sobrietà delle scene e una profonda espressività, che emerge anche nell'affresco di Pezzano. La scena, collocata su una parete posteriore, mostra l’arcangelo Gabriele e la Vergine in un dialogo silenzioso e intenso: mani giunte, panneggi raffinati, aureole dorate e sguardi assorti. Nonostante le lacune, l’opera conserva elementi tipici della pittura tardogotica in transizione verso il Rinascimento ed è tra i pochi resti superstiti della decorazione originaria della chiesa.


Oggi la chiesa è accessibile solo in occasione di particolari celebrazioni. Rimane tuttavia un punto di riferimento per la comunità, dove architettura, arte e paesaggio si fondono in un racconto silenzioso ma eloquente delle radici culturali e spirituali del territorio.


 

Prima tappa dell’Itinerario 2: Passato, presente e futuro lungo la Setteponti, la Chiesa di San Pietro in Pezzano sorge in località Pezzano, all’incrocio strategico tra due importanti arterie viarie già attive in epoca antica: la moderna strada provinciale Setteponti e la Via Vecchia Aretina. La posizione privilegiata di questo crocevia, di rilievo fin dall’età medievale, ha reso naturale la presenza di un edificio sacro, a servizio delle comunità agricole e dei viandanti che attraversavano questi territori. La Setteponti, in particolare, ricalca in parte l’antico tracciato della Cassia Vetus, via consolare romana tra Arezzo e Fiesole, che per secoli ha guidato l’organizzazione del territorio. Ancora oggi, il paesaggio conserva le tracce di quel passato: pievi, poderi, tabernacoli e ville rurali raccontano una storia di continuità e adattamento.


Nel cuore di questo sistema viario si colloca Castiglion Fibocchi, il cui ruolo storico è stato definito dalla posizione strategica e dai legami con importanti famiglie locali, come i Pazzi del Valdarno. Emblema di questa centralità è proprio la Chiesa di San Pietro in Pezzano, oggi inglobata nel cimitero comunale. Eretta in un’area in cui attualmente si intrecciano coltivazioni, abitazioni, aziende agricole e piccole attività artigianali, essa testimonia la continuità di un paesaggio ancora vivo e produttivo. Un tempo punto di riferimento religioso per le comunità rurali, la chiesa conserva un forte valore simbolico e paesaggistico. La sua collocazione lungo la Setteponti e la prossimità a poderi e residenze leopoldine la rendono uno degli esempi più rappresentativi dell’evoluzione del paesaggio agrario toscano tra Settecento e Ottocento.

 

Consacrata nel 1232, la chiesa era inizialmente subordinata alla pieve di San Quirico Sopr’Arno, dalla quale ereditò poi funzioni liturgiche centrali, tra cui il fonte battesimale. 
 

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Indicazioni per la tappa successiva

Dall’ingresso del cimitero comunale, si imbocca Via Vecchia Aretina, sulla sinistra, lasciandosi la chiesa alle spalle. Dopo circa 800 metri si prende la stradina sterrata sulla sinistra che conduce in località Cappannelle, dove si trovano i resti dell’antico tracciato della Cassia Vetus.

2.   Ritrovamenti dell’antica Cassia Vetus

Seconda tappa dell’Itinerario 2, questo tratto del percorso consente di gettare uno sguardo sul passato più remoto del territorio, attraverso i resti dell’antica Cassia Vetus, la strada consolare romana che collegava Arezzo a Fiesole e costituiva la spina dorsale dell’organizzazione del Valdarno superiore. Tracciata in epoca repubblicana, la Cassia Vetus seguiva le alture per evitare i terreni paludosi del fondovalle, mantenendosi in quota lungo il crinale tra i due versanti dell’Arno.


In località Cappannelle, il tracciato antico affiora ancora tra i vigneti e la vegetazione spontanea: pietre disposte con regolarità, lievi ondulazioni del terreno, segmenti di basolato appena percepibili. Basta poco, però, per riconoscere la traccia di una civiltà che ha lasciato un’impronta profonda, invisibile ma persistente, nel paesaggio e nella memoria.

 

Si racconta che fu proprio per sorvegliare e presidiare questo importante asse viario che nacque, tra l’XI e il XII secolo, il primo nucleo fortificato di Castiglion Fibocchi: una posizione sopraelevata, facilmente difendibile, e soprattutto vicina a una via percorsa da eserciti, mercanti, pellegrini. La sua fondazione non fu casuale, ma frutto di una logica che intrecciava necessità militari, controllo del territorio e sfruttamento agricolo. Ancora oggi, molti studiosi riconoscono in questa vicinanza alla Cassia Vetus uno degli elementi chiave che spiegano la nascita e lo sviluppo del borgo.

 

I ritrovamenti, seppur frammentari, rappresentano una delle testimonianze più tangibili del ruolo che la viabilità romana ebbe nella strutturazione del territorio. Il sentiero che conduce ai resti non è attualmente accessibile, a causa di necessarie opere di messa in sicurezza e di criticità legate alla definizione delle competenze tra proprietà privata e pubblica. Inoltre, sono in corso valutazioni per future indagini archeologiche che consentano di valorizzare al meglio il sito. L’auspicio è che, in un futuro prossimo, il tratto possa essere pienamente integrato nell’offerta culturale e turistica locale, offrendo a tutti l’opportunità di riscoprirlo.


 

Indicazioni per la tappa successiva

La prossima tappa dell’itinerario è diffusa: si tratta delle leopoldine storiche situate lungo la strada provinciale Setteponti. Tra le più significative si segnalano “Il Poggiale”, “San Pietro” e “Ca’ Maggiore”, facilmente riconoscibili per l’architettura razionale, simmetrica e imponente. Alcune di esse sono entrate a pieno titolo nell’immaginario cinematografico italiano: Il Poggiale, ad esempio, è stato uno dei set del celebre film La vita è bella di Roberto Benigni.


Restando in tema di cinema, chi desidera può deviare leggermente verso Monsoglio, in direzione Laterina, per raggiungere Il Giuncale, la tenuta protagonista di un altro grande classico della commedia all’italiana: Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni.
 

3.   Leopoldine da Oscar – “Il Poggiale”, “San Pietro”, “Ca’ Maggiore” (e Il Giuncale)
 


Terza tappa dell’Itinerario 2, questa sosta si sviluppa lungo la strada provinciale Setteponti, in uno dei tratti paesaggisticamente più affascinanti del Valdarno. Qui, immerse tra oliveti, vigne e colline dolci, sorgono alcune delle più belle leopoldine della zona: “San Pietro”, “Ca’ Maggiore” e “Il Poggiale”. Si tratta di antiche case coloniche, nate durante la grande riforma agraria promossa nel XVIII secolo dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, da cui prendono il nome.


Le leopoldine rappresentano una delle espressioni più riuscite di architettura rurale toscana: edifici razionali, simmetrici, funzionali, pensati per essere centri agricoli autosufficienti e, al tempo stesso, armoniosamente integrati nel paesaggio. La loro struttura inconfondibile – con la loggia centrale, la colombaia, la scala esterna e i volumi equilibrati – è ancora oggi visibile e riconoscibile lungo la Setteponti, segno di un’agricoltura storica che ha modellato il territorio con misura e intelligenza.

 

Le residenze non sono visitabili internamente, poiché appartengono a privati e sono spesso adibite a strutture ricettive o abitazioni rurali. Tuttavia, una passeggiata lungo la provinciale o tra le strade poderali laterali consente di ammirarne l’estetica e l’inserimento nel paesaggio, tra filari, cipressi e scorci sulla valle dell’Arno. Tra tutte, spicca Il Poggiale, oggetto di un importante progetto di recupero da parte della Fraternita dei Laici di Arezzo, storica istituzione che da secoli tutela e valorizza il patrimonio culturale e agricolo del territorio. I lavori sono in corso e l’obiettivo, una volta concluso il restauro, è quello di restituire nuova vita all’edificio, con una probabile destinazione museale legata alla memoria della civiltà contadina.



 

Non è un caso, dunque, che la tappa porti il titolo “Leopoldine da Oscar”: Il Poggiale è stato uno dei luoghi scelti per le riprese del film La vita è bella, capolavoro di Roberto Benigni vincitore di tre premi Oscar. Pochi chilometri più a valle, nella vicina località di Monsoglio, si trova invece Il Giuncale, altra leopoldina celebre, divenuta icona del cinema italiano grazie al film Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni. Lungo questo tratto della Setteponti, la bellezza della campagna toscana si intreccia alla memoria storica e all’immaginario cinematografico, regalando uno sguardo inedito e poetico su un paesaggio che ha saputo farsi narrazione.




 

Itinerario-2-Leopoldina-il-poggiale

Indicazioni per la tappa successiva

L’ultima tappa dell’Itinerario 2 si trova a poca distanza, lungo la stessa direttrice viaria. Proseguendo sulla strada provinciale Setteponti in direzione di Castiglion Fibocchi, si incontrano alcune opere di street art contemporanea, realizzate all’interno del Parco Donatori di Sangue da artisti come Mozz e Ninjaz. Il paesaggio rurale si fonde con la creatività urbana, facendo incontrare tradizione e innovazione, per invitare a osservare con occhi nuovi anche i luoghi più familiari.
 

4.   Street art – Mozz, Ninjaz e altre suggestioni

I simboli del giglio e del palazzo comunale, ritratti in chiave onirica e colorata, diventano emblemi di appartenenza e memoria.
Più che una semplice decorazione urbana, il progetto rappresenta un percorso di rigenerazione artistica e partecipativa, che ha coinvolto scuole, cittadini, volontari. Il Parco, inaugurato nel 2023, è oggi uno spazio aperto alla comunità, dove natura, arte e memoria si incontrano. È anche il segno tangibile di un territorio che sa rinnovarsi, mantenendo salde le proprie radici.
Questa tappa chiude simbolicamente l’Itinerario 2, offrendo un contrasto vivo con le pievi romaniche e le leopoldine rurali visitate in precedenza. Ma il viaggio può continuare.
 

Inaspettata e potente, questa tappa racconta il volto più contemporaneo di Castiglion Fibocchi. Ci troviamo nel Parco dei Donatori di Sangue, situato in Viale Europa, facilmente raggiungibile entrando nel paese dal primo ingresso venendo da Arezzo. Qui la street art ha trovato casa, trasformando un angolo del borgo in un luogo di racconto e di identità condivisa.


Tutto nasce dal progetto “Sogni Primari”, opera degli artisti Mozz e Ninjaz, sostenuta dal Consiglio Regionale della Toscana e realizzata in collaborazione con l’amministrazione comunale e le associazioni locali. Il murales, che occupa un grande muro affacciato sulla vallata, è una vera e propria narrazione per immagini: racconta le radici di Castiglion Fibocchi, a partire dal 1860 – anno in cui il paese votò contro l’annessione al Regno di Sardegna – fino ai giorni nostri.

 

Un episodio poco noto, ma significativo: in quell’anno, Castiglion Fibocchi fu tra i pochissimi comuni toscani a esprimere parere contrario all’annessione, sognando un futuro diverso, autonomo, che portò alcuni a parlare ironicamente di un ipotetico “Regno Separato”. Un nome evocativo, nato dall’immaginario popolare e rimasto nella memoria collettiva come simbolo di spirito indipendente e senso critico verso il potere centrale. Oggi, quel riferimento diventa parte integrante dell’identità locale, riletto con orgoglio e ironia attraverso l’arte pubblica.



 

Gli altri itinerari
 

Itinerario 1 – Il Carnevale e i segreti del borgo: ai segreti del centro storico: un viaggio nella storia e nelle tradizioni del centro storico.


Itinerario 3 - Big Bench e Gello Biscardo: un percorso tra natura, panorami e tradizioni, tra installazioni contemporanee e storie antiche, alla scoperta degli angoli più suggestivi del territorio.
 

leopoldine il poggiale benigni la vita è bella

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